Archivio per dicembre 2011
Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 31, 2011
La colpa del cancro alla tiroide potrebbe essere di un gene; per essere precisi i geni sono tre, che sembrano aumentare il rischio dello sviluppo di questa neoplasia.
Per questa ricerca gli studiosi del Lerner Research Institute di Cleveland hanno monitorato ed analizzato circa 3000 pazienti affetti da Cowden syndrome (malattia genetica causata da una forma allelica dominante di geni difettosi che è di solito associata ad un rischio maggiore di sviluppo del cancro alla tiroide), di questi 664 presentavano anche la neoplasia.

I geni, responsabili sono tre indicati con le sigle PTEN, SDH e KLLN. Il primo è un gene oncosoppressore presente nell’80% dei pazienti affetti dalla sindrome e contemporaneamente, alcuni di essi, sono affetti anche da tumore alla tiroide. Il secondo ed il terzo gene sono collegati sia alla respirazione cellulare sia ad un soppressore tumorale (la proteina p53 fattore di trascrizione).
Secondo i ricercatori questa scoperta potrebbe presto portare allo sviluppo di un test genetico diagnostico, utile per lo sviluppo di trattamenti personalizzati. “Perché questo succeda dovremo verificare i risultati, soprattutto per i geni SDH e KLLN, visto che per il gene PTEN vengono già effettuati test di routine”, ha spiegato Charis Eng, direttore del Genomic Medicine Institute della clinica di Cleveland. “La scoperta è importante soprattutto perché i tre geni sono associati a pathway diversi, dunque i pazienti potrebbero essere trattati in maniera diversa a seconda di quale delle mutazioni presentano”.
Leggi abstract:
Incidence and Clinical Characteristics of Thyroid Cancer in Prospective Series of Individuals with Cowden and Cowden-Like Syndrome Characterized by Germline PTEN, SDH, or KLLN Alterations
Joanne Ngeow, Jessica Mester, Lisa A. Rybicki, Ying Ni, Mira Milas, and Charis Eng
Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2011 96: E2063-E2071
Fonte: quotidianosanita.it
Approfondimenti: The Genetics of Tyroid Cancer (CancerNet)
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 30, 2011
L’ American Spinal Injury Association (ASIA) in collaborazione con l‘International Spinal Cord Society ha pubblicato sulla rivista “Journal of Spinal Cord Medicine” una revisione delle norme internazionali per la classificazione delle lesioni neurologiche del midollo spinale. Sono le linee guida raccomandate per la classificazione coerente del livello neurologico per ottenere dati affidabili per la cura clinica e gli studi di ricerca in lesioni del midollo spinale.

Il documento è accompagnato da un articolo dello stesso autore che evidenzia le differenze rispetto alle linee guida precedenti. L’International Standards for the Neurological Classification of Spinal Cord Injury (ISNCSCI) rivede periodicamente le linee guida per garantirne affidabilità e validità.
Leggi il documento in formato pdf:
International standards for neurological classification of spinal cord injury (Revised 2011)
Kirshblum Steven; Burns Stephen; Biering-Sorensen Fin; Donovan William; Graves Daniel; Jha Amitabh; Johansen Mark; Jones Linda; Krassioukov Andrei; Mulcahe, MJ; Schmidt-Read Mary; Waring William
Journal of Spinal Cord Medicine, Volume 34, Number 6 November 2011, pp. 535-546(12)
Reference for the 2011 revision of the International Standards for Neurological Classification of Spinal Cord Injury
Kirshblum Steven C.et al.
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 29, 2011
Sviluppato un gel per riparare le ferite e accelerare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni: il gel é semplicissimo e potenzialmente anche low cost perché produrlo è facile essendo a base di acqua e polimeri.
L’idea dell’”hydrogel” è del team di Guoming Sun della Johns Hopkins University di Baltimora: il gel è stato già testato con successo su topolini e i risultati dei test sono apparsi sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Photo by Will Kirk/HomewoodPhoto.jhu.edu
L’hydrogel non contiene nulla di biologico, né fattori di crescita né farmaci, è così semplice ed efficace che potrebbe essere approvato in tempi brevissimi per usi clinici; la Food and Drug Administration molto probabilmente lo classificherà come un dispositivo. Nei test sui topi si è mostrato efficacissimo nel promuovere la rigenerazione dei tessuti e la formazione di nuovi vasi sanguigni; il gel, inoltre, accelerando i normali processi rigenerativi, evita anche che si formi tessuto cicatriziale.
I ricercatori non hanno ancora capito bene il suo meccanismo d’azione e sono stati sorpresi della sua efficacia enorme, anche se il materiale non contiene fattori di crescita.
Leggi abstract:
Dextran hydrogel scaffolds enhance angiogenic responses and promote complete skin regeneration during burn wound healing
Guoming Sun, Xianjie Zhang, Yu-I Shen, Raul Sebastian, Laura E. Dickinson, Karen Fox-Talbot, Maura Reinblatt, Charles Steenbergen, John W. Harmon, and Sharon Gerecht
PNAS 2011 108 (52) 20976-20981
Fonte: ANSA – John Hopkins University
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 29, 2011
Sono stati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Screening i dati relativi ai programmi di screening regionali per lo screening mammografico, cervicale e colo rettale. I risultati sono pubblicati a cadenza annuale nei Rapporti curati dall’Osservatorio nazionale screening che ha il compito di monitorare la diffusione e la qualità di questi programmi.

L’Osservatorio pubblica anche dei documenti “brevi” pensati per rivolgersi al pubblico più ampio degli operatori sanitari nel loro complesso e dei decisori. Una comunicazione sintetica, ma allo stesso tempo valida e incisiva. La pubblicazione sulla rivista “Epidemiologia & Prevenzione” suppl. 5 settembre-dicembre 2011.
OSSERVATORIO NAZIONALE SCREENING – Nono Rapporto anno 2011
Rapporti Brevi
Screening del tumore del colon retto (pdf 3,2 Mb)
Screening del tumore della mammella (pdf 2,7 Mb)
Screening del tumore dell’utero (pdf 1,3 Mb)
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 28, 2011
Sono state pubblicate dal British HIV Association le linee guida sulle indagini di routine e monitoraggio di adulti affetti da HIV. Il documento tiene conto dei cambiamenti nell’assistenza clinica dei pazienti con infezione HIV come conseguenza dello sviluppo e l’introduzione di un’efficace terapia antiretrovirale.

Si tratta di un nuovo orientamento. Lo scopo è quello di presentare un consenso per quanto riguarda la valutazione standard e le indagini al momento della diagnosi di infezione da HIV e per descrivere il controllo appropriato dei sieropositivi dentro e fuori le terapie antivirali.
Scarica e leggi la linea guida in formato pdf.
British HIV Association guidelines for the routine investigation and monitoring of adult HIV-1-infected individuals 2011
BHIVA Guidelines Subcommittee
HIV Medicine (2012), 13, 1–44.
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 27, 2011
Dalla ricerca scientifica arrivano delle notizie molto incoraggianti che riguardano un nuovissimo farmaco sperimentale, le cui proprietà permetterebbero di intervenire sulla cellula tumorale e sul sistema vascolare del tumore, impedendo di fatto la diffusione del tumore stesso.
La scoperta è stata fatta da due ricercatori italiani dell’Istituto di Candiolo i professori Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Genetica Molecolare, e Federico Bussolino, Direttore Scientifico della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, e i risultati degli esperimenti sono stati pubblicati oggi su Proceedings of National Accademy of Sciences (PNAS).

Oggetto dello studio sono la mutazione dell’oncogene ‘BRAF’ (gene responsabile della crescita incontrollata di numerosi tipi di tumori) e il farmaco PLX472O, che nelle varie fasi di sperimentazione in cui e’ stato utilizzato finora nella cura dei melanomi si e’ dimostrato molto efficace nell’inibire l’oncogene mutato.
“Il PLX472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma migliora la perfusione ematica del tumore e l’ossigenazione con due conseguenze: “puo’ facilitare l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento; migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, solitamente causa della maggior aggressivita’ e della comparsa di metastasi” – affermano i due ricercatori Bardelli e Bussolino.
Attualmente questo farmaco non disponibile in Italia ma è già stato approvato negli Stati Uniti.
Leggi abstract:
PNAS Plus: Targeting oncogenic serine/threonine-protein kinase BRAF in cancer cells inhibits angiogenesis and abrogates hypoxia.
Alessia Bottos, Miriam Martini, Federica Di Nicolantonio, Valentina Comunanza, Federica Maione, Alberto Minassi, Giovanni Appendino, Federico Bussolino, and Alberto Bardelli
PNAS 2011 ; published ahead of print December 27, 2011
Fonte: Italiasalute.it
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 26, 2011
Per la prima volta, si è scoperta la presenza di neutrofili nella milza senza che vi sia un’infezione. Questa importante scoperta fatta dal gruppo di ricerca sulla biologia delle cellule B del IMIM (Hospital del Mar Research Institute) in collaborazione con ricercatori di monte Sinai a New York, ha anche permesso di determinare che questi neutrofili hanno un ruolo immunoregolatorio.
I neutrofili sono le cosiddette cellule di pulizia, in quanto sono le prime cellule a migrare verso un luogo con una infezione o infiammazione per distruggere gli agenti patogeni. Fino ad ora, la letteratura scientifica aveva considerato essenzialmente i neutrofili come umili soldati qualificati che semplicemente limitano l’espansione di un’infezione, e come prima azione aprono la strada ad altre cellule del sistema immunitario responsabile di eradicare l’infezione in modo permanente.
immagine dei linfociti B (in blu) circondato da neutrofili (in verde) e le cellule endoteliali (in rosso) di una milza umana. Credit IMIM (Hospital del Mar Research Institute)
“Questo studio ha rivelato che i neutrofili si trovano nella milza senza che vi sia un’infezione, contribuendo ad una conoscenza totalmente nuova nel campo della biologia”, spiega Andrea Cerutti, coordinatore del gruppo di ricerca ed uno dei firmatari dell’articolo.
Questo risultato migliora la comprensione dei meccanismi con cui il nostro sistema immunitario ci protegge da un’infezione, un requisito essenziale per controllare meglio tutte le patologie ad esso collegati. Lo studio apre la strada per sviluppare vaccini per aumentare la capacità dei neutrofili nella milza in modo da avere un’incidenza sulla produzione di anticorpi da parte dei linfociti di tipo B.
Leggi abstract:
B cell–helper neutrophils stimulate the diversification and production of immunoglobulin in the marginal zone of the spleen
Stephanie C Ganal, Andreas Diefenbach, Juan Ignacio Aróstegui, Manel Juan, Jordi Yagüe, Nizar Mahlaoui, Jean Donadieu, Kang Chen & Andrea Cerutti et al.
Nature Immunology Published online: 25 December 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 26, 2011
Elsevier “Journal of Clinical Virology“ , in collaborazione con i Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) ha annunciato la pubblicazione di un supplemento speciale dal titolo “Update on HIV Diagnostic Testing Algorithms“. Questo supplemento contiene articoli che riassumono gli studi negli Stati Uniti di nuovi algoritmi per i test diagnostici nell’ HIV. Il supplemento contiene inoltre, articoli di revisione e di ricerca originali relativi al tema della diagnosi di HIV e monitoraggio della carica virale.

Leggi gli articoli in full text dal sito della rivista:
Update on HIV Diagnostic Testing Algorithms - December 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 25, 2011
Da parte dello lo staff della Biblioteca medica “V. Pinali” un sincero augurio di:
B U O N N A T A L E

a tutti voi.
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 24, 2011
Un nuovo studio ha dimostrato come le cellule staminali, se opportunamente stimolate, possono diventare cellule cardiache. La ricerca, conclusasi nell’Università di Shangai, è stata pubblicata nella rivista Chemistry e Biology.

Il gruppo ha esaminato più di 4mila diversi composti dei quali soltanto tre composti: cardiogen-1, cardiogen-2 e cardiogen-3 avrebbero colto il loro interesse. Infatti, le tre molecole potrebbero riuscire ad apporre una serie di variazioni nel processo di crescita e formazione del cuore. Sulla base della quantità e del momento in cui vengono somministrati, infatti, sarebbe possibile favorire il processo di crescita o, altresì, inibirlo.
Gli scienziati verificheranno ora se queste molecole possono essere utilizzate negli esseri umani.
Leggi il full text dell’articolo:
Discovering small molecules that promote cardiomyocyte generation by modulating Wnt signaling
Terri T. Ni, Eric J. Rellinger, Amrita Mukherjee, Shuying Xie, Lauren Stephens, Curtis A. Thorne, Kwangho Kim, Jiangyong Hu, Ethan Lee, Larry Marnett, Antonis K. Hatzopoulos, Tao P. Zhong
Chemistry & Biology, Volume 18, Issue 12, 1658-1668, 23 December 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 24, 2011
Alcune malattie come il cancro del polmone e dello stomaco o malattie del fegato a causa della difficoltà di diagnosi e sintomi sono spesso confusi con disturbi di routine. Pertanto, nella maggior parte dei casi, la malattia viene rilevato solo in fase avanzata.

Tecnalia, attraverso il progetto Medisen, sta contribuendo a sviluppare biosensori in grado di rilevare la presenza di marcatori tumorali del cancro del polmone nell’aria espirata. Questo è possibile a causa delle modifiche prodotte all’interno dell’organismo di una persona malata, che si riflettono in cambiamenti nel respiro esalato del paziente e che permettono di determinare così la presenza di questo tipo di marcatore durante le fasi iniziali della malattia.
Composti organici: acetone, metanolo, butanolo, idrocarburi, ed altri sono stati analizzati utilizzando il gas cromatografo e lo spettrometro di massa (GC / MS). Poi, i risultati dei test sul respiro sono stati analizzati da algoritmi statistici e strutturali che riescono a discriminare ed identificare quelli “cancerosi”. Sono già in corso gli studi clinici
Fonte ed approfondimenti:
Tecnalia Ricerca e Innovazione
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 23, 2011
Un endoscopio in grado di fornire immagini ottiche ad alta risoluzione degli interni di una singola cellula vivente, e quindi individuare singoli geni, proteine, farmaci terapeutici o altri prodotti, senza ferire o danneggiare la cellula, è stato sviluppato dai ricercatori dell’ University of California Berkeley’s Chemistry Department and Department of Materials Science and Engineering.
(Credit: Image courtesy of DOE/Lawrence Berkeley National Laboratory)
Poiché le cellule sono otticamente trasparenti, possono essere riprese con luce visibile in tre dimensioni. Inoltre, la luce visibile permette la marcatura fluorescente e la rilevazione dei costituenti cellulari, come proteine, acidi nucleici e lipidi. L’unico svantaggio dell’uso della luce visibile nell’ imaging in biologia è stata la barriera di diffrazione, che impedisce alla luce visibile di risolvere strutture più piccole della metà della lunghezza d’onda della luce incidente.
“Incorporando uno dei nostri componenti nanofotonici in una semplice fibra ottica abbiamo messa a punto l’endoscopio nanofilo con sorgente luminosa locale, miniaturizzato che permette l’imaging subcellulare” hanno affermato Yang e i suoi co-autori che hanno pubblicato la loro ricerca scientifica sulla rivista “Nature Nanotechnology“. “In futuro, oltre all’imaging ottico potremmo anche usare questo endoscopio per stimolare elettricamente o otticamente una cellula vivente”, conclude Yang.
Leggi abstract:
Nanowire-based single-cell endoscopy
Ruoxue Yan, Ji-Ho Park, Yeonho Choi, Chul-Joon Heo, Seung-Man Yang, Luke P. Lee, Peidong Yang
Nature Nanotechnology, 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 23, 2011
La rivista “Science” ha scelto la sperimentazione clinica 052 HPTN, trial internazionale sulla prevenzione dell’HIV sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), parte del National Institutes of Health, come scoperta scientifica dell’anno 2011. Lo studio ha rilevato che se le persone eterosessuali con infezione da HIV cominciano a prendere i farmaci antiretrovirali quando il loro sistema immunitario è relativamente in buona salute hanno il 96 per cento in meno di probabilità di trasmettere il virus ai loro partner non infetti.

I risultati dello studio, annunciato a maggio, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nel mese di agosto. “Siamo lieti che la scienza ha riconosciuto l’importanza straordinaria di sanità pubblica di questi risultati dello studio. Questo riconoscimento è anche un credito per il duro lavoro e la dedizione del HPTN 052 ricercatori e oltre 3.000 partecipanti allo studio che disinteressatamente hanno dato il loro tempo ed energie per rendere un contributo significativo alla lotta contro l’HIV / AIDS ” – afferma Anthony S. Fauci direttore del NIAID.
Info sul Clinical Trials: HPTN 052
Breakthrough of the Year: HIV Treatment as Prevention.
J. Cohen.
Science Vol. 34, Dec. 23, 2011, 1628-1629
Prevention of HIV-1 Infection with Early Antiretroviral Therapy
M.S. Cohen et al.
N Engl J Med 2011; 365:493-505August 11, 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 22, 2011
Un gruppo di ricercatori padovani ha scoperto il legame tra le paratoroidi e il corticosurrene. Gli studiosi hanno identificato il ruolo del paratormone, ovvero l’ormone paratiroideo, nella patogenesi dell’iperaldosteronismo primario, una delle cause più comuni di aumento della pressione arteriosa. La ricerca, coordinata dal professor Gian Paolo Rossi dell’Università di Padova, è stata pubblicata sulla rivista “Journal of Hypertension” ed è stata condotta su un’ampia casistica di pazienti.

Lo studio evidenzia per la prima volta un legame funzionale tra due ghiandole endocrine classicamente considerate totalmente indipendenti tra loro: le paratiroidi, che svolgono un ruolo chiave nel metabolismo fosfo-calcico, e il corticosurrene implicato nella regolazione della pressione arteriosa e del bilancio idrosalino.
Leggi abstract:
Mild hyperparathyroidism: a novel surgically correctable feature of primary aldosteronism
Maniero, Carmela; Fassina, Ambrogio; Seccia, Teresa M.; Toniato, Antonio; Iacobone, Maurizio; Plebani, Mario; De Caro, Raffaele; Calò, Lorenzo A.; Pessina, Achille C.; Rossi, Gian P.
Journal of Hypertension:15 December 2011
Fonte: Cybermed
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 22, 2011
Mangiare troppo “appesantisce” il cervello facendolo invecchiare: ricercatori italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (Istituto di Patologia generale e Fisiologia Umana) hanno identificato una molecola che aiuta il cervello a mantenersi giovane e che può essere attivata mangiando meno.

La proteina si chiama Creb1, che diminuisce fisiologicamente con l’invecchiamento, ed è già nota da tempo per il suo ruolo di regolatrice di importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento, il controllo dell’ansia. I ricercatori affermano che la funzione di Creb1 può essere aumentata semplicemente con una dieta ipocalorica, in un modo dunque estremamente semplice.
“La speranza – afferma Giovambattista Pani coordinatore dello studio – è che si trovi il modo di attivare CREB1 attraverso nuovi farmaci, quindi senza doverci sottoporre a una dieta ferrea. “La ricerca ha notevoli implicazioni per future terapie per mantenere il cervello giovane e prevenire la degenerazione senile. Inoltre, i nostri studi gettano luce sulla correlazione, evidente ma mai completamente compresa, tra malattie metaboliche (diabete e obesità) e declino delle attività cognitive”.
Leggi abstract:
A role for neuronal cAMP responsive-element binding (CREB)-1 in brain responses to calorie restriction
Salvatore Fusco,Cristian Ripoli,Maria Vittoria Podda,Sofia Chiatamone Ranieri, Lucia Leone,Gabriele Toietta,Michael W. McBurney,Günther Schütz,Antonella Riccio,Claudio Grassi,Tommaso Galeotti,and Giovambattista Pani
PNAS 2011 ; published ahead of print December 21, 2011
Fonte ed approfondimenti: Università Cattolica del Sacro Cuore news
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 21, 2011
Recenti scoperte nei topi suggeriscono che bloccando la produzione di piccole molecole prodotte nel corpo, conosciute come Epoxyeicosatrienoic acids (EETs), è possibile seguire una nuova strategia nel trattamento del tumore, eliminando i vasi sanguigni che lo alimentano. Questa ricerca è la prima a dimostrare che EETs lavora di concerto con il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), una proteina nota per indurre la crescita dei vasi sanguigni. Insieme, EETs e VEGF promuovono la metastasi, o la diffusione del cancro, favorendo la crescita dei vasi sanguigni che forniscono sostanze nutritive alle cellule tumorali.

“I topi con una maggiore EETs hanno sviluppato tumori metastatici di più rispetto ai topi con minore EETs”, ha detto Zeldin. “Spesso, il tumore stesso produce più EEts, che può accelerare la crescita del tumore e la sua successiva diffusione. Un processo che potrebbe essere efficacemente inibito utilizzando degli antagonisti, come EEZE, composti utilizzati solo nei topi per la ricerca e non per uso umano.
Leggi il full text dell’articolo:
Epoxyeicosanoids stimulate multiorgan metastasis and tumor dormancy escape in mice
Dipak Panigrahy, Matthew L. Edin, Craig R. Lee, Sui Huang, Diane R. Bielenberg, Catherine E. Butterfield, Carmen M. Barnés, et al. Darryl C. Zeldin
J Clin Invest. 2011; doi:10.1172/JCI58128
Fonte: NIH news
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 21, 2011
L’American Institute of Ultrasound in Medicine (AIUM) e l’American Urological Association (AUA) annunciano lo sviluppo collaborativo della Linea Guida Pratica per l’esecuzione degli esami ecografici nella pratica di Urologia.

Questa linea guida è stata sviluppata per assistere gli operatori nella pratica urologica e fornire indicazioni in materia di rene, vescica, prostata, scroto ed ecografia peniena. La guida affronta anche questioni chiave relative alla documentazione, controllo qualità e miglioramento, sicurezza, controllo delle infezioni e l’educazione del paziente.
Scarica e leggi la linea guida:
Practice Guideline for the Performance of an Ultrasound Examination in the Practice of Urology.
Comunicato stampa: AUAnet
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 21, 2011
Una proteina prodotta nel cervello, la fractalchina, è in grado di ridurre la morte dei neuroni ‘affamati’ dal mancato afflusso di sangue e ossigeno per un’ischemia cerebrale: i suoi effetti protettivi si perpetuano addirittura fino a 50 giorni dal danno. Lo dimostra uno studio pubblicato su Journal of Neuroscience e firmato dai ricercatori dell’università Sapienza di Roma insieme ai colleghi dell’Istituto Mario Negri di Milano e del Karolinska Institutet di Stoccolma.

L’esperimento che ha svelato il ruolo protettivo della fractalchina è stato condotto su topi e ratti, ai quali è stata somministrata la proteina immediatamente dopo aver indotto l’ischemia cerebrale.
I risultati di questo studio suggeriscono un possibile sviluppo terapeutico per l’uso della fractalchina come farmaco neuroprotettore in casi di ischemia cerebrale acuta, ma anche durante le operazioni neurochirurgiche all’encefalo in caso di blocco della irrorazione locale del tessuto nervoso.
Leggi abstract:
CX3CL1 Is Neuroprotective in Permanent Focal Cerebral Ischemia in Rodents
Raffaela Cipriani,Pia Villa, Giuseppina Chece, Clotilde Lauro,Alessandra Paladini,Edoardo Micotti, Carlo Perego, Maria-Grazia De Simoni, Bertil B. Fredholm,Fabrizio Eusebi, and Cristina Limatola
The Journal of Neuroscience, 31(45):16327-16335
Fonte: LeScienze – edizione italiana di Scientific American – lswn.it
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 20, 2011
Attraverso una ricerca innovativa per l’utilizzo di un approccio di “medicina di genere”, analisi di genomica funzionale hanno permesso di identificare biomarcatori specifici per la sclerosi multipla mediante un semplice prelievo di sangue.
E’ il risultato di uno studio pubblicato su Journal of Autoimmunity, la ricerca è stata condotta da un gruppo di ricerca dell’Istituto San Raffaele coordinato da Cinthia Farina.

Per questo studio sono stativalutatipiù di 20.000 geni nel sangue di pazienti con sclerosi multipla (SM) e questi profili sono stati paragonati a quelli di donatori sani.
Sono emerse due osservazioni interessanti. La prima si riferisce ai geni associati al sesso; la patologia quindi stravolge il normale mantenimento delle differenze di genere nel sangue. La seconda emersa dal confronto tra i geni espressi nella popolazione sana e malata. Sono state identificate delle “firme molecolari” associate alla patologia diverse negli uomini e donne con SM. Analisi bioinformatiche “in silico” hanno permesso di ipotizzare un nuovo meccanismo patogenetico legato alla trascrizione genica dipendente dal fattore SP1. L’esistenza di un inibitore farmacologico specifico per SP1 ha consentito di svolgere esperimenti in vitro ed in vivo nel modello della sclerosi multipla. Nell’animale l’inibizione di SP1 migliora in maniera significativa il decorso della malattia.
Leggi abstract:
Gender-based blood transcriptomes and interactomes in multiple sclerosis: Involvement of SP1 dependent gene transcription
Ramesh Menona, Marco Di Darioa, Chiara Cordiglieria, Silvia Musio, Loredana La Mantia, Clara Milanese, Anna Luisa Di Stefano, Massimo Crabbio, Diego Franciotta, Roberto Bergamaschi, Rosetta Pedotti, Enzo Medico, Cinthia Farina
Journal of Autoimmunity Available online 25 November 2011
Fonte: AISM
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 20, 2011
Dall’ISS – Istituto Superiore di Sanita’ segnaliamo il Notiziario Volume 24, n. 11 – novembre 2011.

- Dal veleno dello scorpione cubano Rophalurus junceus: un prodotto presentato come antitumorale;
- La gestione digitale dei dati sanitari nell’ambito delle sperimentazioni cliniche: prospettive e tutele;
- Accesso aperto ai risultati della ricerca in salute pubblica: l’editoriale di NECOBELAC per l’Open Access week,
- Training autogeno, tecnica antistress. La procedura originale e la riduzione verbale
Scarica e leggi la pubblicazione:
Notiziario Volume 24, n. 11 Novembre 2011
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 19, 2011
Un’équipe di ricercatori americani ha sviluppato un vaccino in grado di attaccare i tumori nelle cavie e ridurne dell’80% le dimensioni. Per gli oncologi americani si tratta di un grande un passo avanti nella lotta contro i tumori al seno, al colon, alle ovaie e al pancreas negli esseri umani. “Questo vaccino scatena una risposta molto forte del sistema immunitario”, ha spiegato Geert-Jan Boons del Cancer Center della University of Georgia(Athens, Usa).

Il vaccino agisce “insegnando” al sistema immunitario ad attaccare i tumori che hanno sulla superficie delle loro cellule una proteina conosciuta come MUC1 presente in oltre il 70% dei tumori più aggressivi e letali.Il vaccino, ha proseguito Geert-Jan Boons, “attiva tutte e tre le componenti del sistema immunitario riuscendo a ridurre del 80% le dimensioni del tumore”. I primi due attivano il sistema immunitario e stimolano la produzione dei linfociti T (i globuli bianchi deputati a difendere l’organismo dall’azione di molecole estranee, come ad esempio quelle virali), il terzo, invece, è quello in grado di riconoscere i carboidrati associati alla proteina MUC1 e quindi capace di distinguere le cellule tumorali da quelle sane.
La pubblicazione sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences“.
Leggi abstract:
Immune recognition of tumor-associated mucin MUC1 is achieved by a fully synthetic aberrantly glycosylated MUC1 tripartite vaccine
Vani Lakshminarayanan, Pamela Thompson, Margreet A. Wolfert, Therese Buskas, Judy M. Bradley, Latha B. Pathangey, Cathy S. Madsen, Peter A. Cohen, Sandra J. Gendler, and Geert-Jan Boons
PNAS 2011 ; published ahead of print December 14, 2011
Fonte: galileonet.it
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 18, 2011
Sono state pubblicate dall’American Association of Clinical Endocrinology (AACE) le linee guida cliniche sulla diagnosi e trattamento della menopausa. La pubblicazione sulla rivista “Endocrine Practice”, rivista ufficiale della società.

Sulla base di forti dati di evidence-based, le linee guida affermano che la terapia ormonale sostitutiva può essere opportuna per il sollievo dei gravi sintomi della menopausa in alcune donne in postmenopausa, sulla base di un determinato individuale-beneficio rispetto al profilo di rischio.Il documento comprende 25 raccomandazioni specifiche, che offrono una guida ai medici e ai loro pazienti per quanto riguarda indicazioni e controindicazioni, formulazioni, il dosaggio e la durata della terapia.
Scarica e leggi le linee guida:
AACE Medical Guidelines for Clinical Practice for Diagnosis and Treatment of Menopause © 2011
Fonte: AACE
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 17, 2011
È stata finalmente individuata la mutazione genetica responsabile di una particolare forma di epilessia. Il merito va al gruppo di Dario Di Francesco dell’Università Statale di Milano, che ha condotto uno studio insieme all’Università di Milano-Bicocca e all’Istituto Neurologico C. Besta. La mutazione riguarda le proteine note con il nome di “canali ionici Pacemaker” (proteine che attraversano la membrana cellulare e che regolano l’attività elettrica di muscoli, cuore e cervello). In particolare, la mutazione riguarda i canali ionici Pacemaker del cervello (HCN2). La mutazione annulla la funzione di controllo dell’attività elettrica dei neuroni e aumenta la loro eccitabilità e la propensione alle scariche epilettiche. La ricerca è pubblicata su Journal of Neuroscience.

Leggi abstract:
Recessive Loss-of-Function Mutation in the Pacemaker HCN2 Channel Causing Increased Neuronal Excitability in a Patient with Idiopathic Generalized Epilepsy.
Jacopo C. DiFrancesco, Andrea Barbuti, Raffaella Milanesi, Stefania Coco, Annalisa Bucchi, Georgia Bottelli, Carlo Ferrarese, Silvana Franceschetti, Benedetta Terragni, Mirko Baruscotti, and Dario Di Francesco
The Journal of Neuroscience, 30 November 2011, 31(48):17327-17337
Scarica il comunicato dell’Ufficio Stampa del 12-12-2011.
Fonte: Galileo giornale di scienza
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 16, 2011
I ricercatori dell’Università di Alberta hanno scoperto un nuovo modo per monitorare la progressione della sclerosi multipla utilizzando un potente sistema di risonanza magnetica per valutare i livelli crescenti di ferro nel tessuto cerebrale.
I ricercatori hanno scoperto che i livelli di ferro nelle persone affette da sclerosi multipla sono in aumento nelle aree del cervello responsabili alla trasmissione dei messaggi. Elevati livelli di ferro in una specifica “area relè” sono stati osservati nei pazienti che hanno disabilità fisiche associate alla SM. Il ferro è molto importante per il normale funzionamento del cervello, e la sua regolamentazione è strettamente controllata dal tessuto cerebrale.
Il nuovo metodo RM utilizza una macchina che è 90.000 volte la forza del campo magnetico della Terra. Fornirà ai medici maggiori dettagli ed informazioni circa l’impatto della sclerosi multipla sul funzionamento del cervello (Video).
Gregg Blevins, left, and Alan Wilman
“Questo potrebbe essere un marker precoce della sclerosi multipla. Ci piacerebbe vedere questo nuovo metodo utilizzato in molti pazienti con SM. In definitiva, questa scoperta è un grande esempio di ricerca traslazionale “.”Il nuovo metodo di risonanza magnetica sarà utilizzato nei pazienti affetti da SM entro il prossimo anno o due. Entro cinque anni, speriamo sia utilizzato regolarmente dai medici” – affermano Alan Wilman e Blevins Gregg autori della ricerca.
Fonte ed approfondimenti: University of Alberta news - Video da Global News - Medicalnews
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Pubblicato da giorgiobertin su dicembre 16, 2011
Alcuni pazienti colpiti da ictus sviluppano eminegligenza spaziale (neglect), perdono cioè la capacità di visualizzare una parte dello spazio che li circonda. Il problema non è negli occhi ma in una parte del cervello che subisce il danno: gli occhi vedono ma il cervello non ‘registra’ l’immagine. La parte che diventa invisibile è quella opposta all’emisfero cerebrale colpito. Per questo problema le tecniche di riabilitazione oggi in uso non producono grossi risultati. Per questi pazienti un aiuto potrebbe venire dalla stimolazione elettrica transcranica.
dr. Giacomo Koch
I ricercatori dell’IRCCS Santa Lucia e dell’università di Tor Vergata di Roma coordinati dal dott. Giacomo Koch, hanno sperimentato la stimolazione magnetica transcranica su 20 pazienti reduci da ictus. Secondo i risultati del lavoro pubblicati sulla rivista Neurology, la stimolazione, detta anche TMS, è in grado di riabilitare i pazienti che hanno sviluppato eminegligenza spaziale riattivando la regione neurale danneggiata e quindi ridando equilibrio all’attività cerebrale dei due emisferi sbilanciata dall’ictus.
Leggi abstract:
Theta-burst stimulation of the left hemisphere accelerates recovery of hemispatial neglect
G. Koch, S. Bonnì,V. Giacobbe,G. Bucchi, B. Basile,F. Lupo,V. Versace,M. Bozzali, and C. Caltagirone
Neurology published ahead of print December 14, 2011
Comunicato stampa Fondazione Santa Lucia:
DOPO L’ICTUS IL PAZIENTE PUÒ IGNORARE QUANTO ACCADE ALLA SUA SINISTRA. LA SINDROME (NEGLECT), MIGLIORA IN DUE SETTIMANE CON LA STIMOLAZIONE MAGNETICA
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