Uno studio coordinato dall’Università di Roma “La Sapienza” in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità ha notato come la S-adenosilmetionina, nota per i suoi effetti antidepressivi, può rallentare gli effetti della malattia sui neuroni, le cellule cerebrali.
Studiando la carenza di vitamine del gruppo B e l’aumento dei livelli di omocisteina plasmatica, entrambi fattori di rischio associati all’Alzheimer, i ricercatori hanno notato che questo disequilibrio causava, nelle cavie di topo analizzate, alterazioni nel metabolismo della S-adenosilmetionina. La S-adenosilmetionina somministrata con la dieta si è rivelata in grado di far diminuire le placche senili di proteina amiloide (responsabili della morte neuronale nei malati di Alzheimer) e di migliorare le capacità cognitive degli animali trattati.
La sperimentazione al momento è stata condotta solamente sul modello animale. Ma il successo ottenuto in tale fase in quanto a risultati, ha gettato delle ottime basi affinché si possa partire con una analoga protocollo volto a trovare una terapia efficace anche per l’essere umano. Ricordiamo che un farmaco esiste già, in quanto la S-adenosilmetionina è una molecola endogena che viene già usata come principio attivo nel trattamento delle depressioni.
Leggi abstract:
S-adenosylmethionine reduces the progress of the Alzheimer-like features induced by B-vitamin deficiency in mice
Andrea Fuso, Vincenzina Nicolia, Laura Ricceri, Rosaria A. Cavallaro, Elisa Isopi, Franco Mangia, Maria Teresa Fiorenza e Sigfrido Scarpa
Neurobiology of Aging Available online 4 January 2012







