A Boston il governatore del Massachusetts, Deval Patrick, ha inaugurato la sede della Biocell Center Corporation, società nata tre anni fa a Busto Arsizio (VA), attiva anche a Sorengo (CH), che si occupa di crioconservazione delle cellule staminali prelevate dal liquido amniotico.
Fino ad oggi, questo patrimonio biologico è stato ignorato poichè non si conosceva il suo grande ed elevato potenziale, ma oggi, grazie alle tecnologie di Biocell Center, è possibile crioconservare questo importantissimo patrimonio che, nel futuro, potrà essere utilizzato per curare diverse malattie.
“Il nostro obiettivo – spiega il Professor Simoni – è conservare i primi 3 millilitri di liquido amniotico che sono normalmente eliminati durante l’amniocentesi. A seguito di ricerche durate anni, abbiamo dimostrato che questo piccolo quantitativo di materiale del feto è ricchissimo di cellule staminali giovanissime e multi potenti, in grado di differenziarsi in vari tessuti del futuro individuo.
È certamente abbastanza piccolo da essere portatile, ha le dimensioni di un telefono cellulare e potrebbe essere utilizzato anche in casa. Si chiama vscan, e potrebbe diventare lo stetoscopio “del 21 ° secolo”.
Lo strumento un telefono incrociato con un iPod è stato presentato dall’ americana General Electric Co. al “Web 2.0 Summit” a San Francisco.
In sostanza una specie di ecografo in miniatura, con il quale sarà possibile vedere molto rapidamente le immagini di organi oppure di un feto.
Una svolta nel trattamento delle tonsille, ora è possibile curarle con la radiofrequenza. Secondo i risultati di uno studio presentato al congresso dell’American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery Foundation (AAO-HNSF) Annual Meeting and OTO EXPO in corso a San Diego (Usa) dal 4 al 7 ottobre, i bambini che vengono sottoposti alla “chirurgia a radiofrequenza” hanno il 91% di probabilità di non avere delle recidive.
Lo studio è stato condotto su 167 bambini di età inferiore ai 15 anni che presentavano i sintomi di ipertrofia tonsillare, tra cui il russare, apnee notturne, disturbi del linguaggio, disfagia (difficoltà nel deglutire) e altri.
I bambini sono stati seguiti dopo l’intervento per un periodo che partiva da due mesi per arrivare a 26 mesi. In questo periodo di tempo non ci sono stati altri casi di tonsilliti ricorrenti.
I ricercatori fanno notare che, nel totale, il miglioramento completo o definitivo nei confronti dei sintomi pre-operatori mostrati dai bambini si è ottenuto nel 91% dei casi.
Una nuova tecnica – descritta in un articolo sulla rivista Angewandte Chemie International Edition – potrebbe risparmiare ai pazienti che soffrono di cancro, di essere sottoposti a ulteriori interventi chirurgici necessari per rimuovere il tessuto tumorale che non è stato asportato nel corso della prima operazione.
Attualmente il tessuto asportato durante l’operazione viene analizzato in laboratorio per verificare che tutto il tessuto malato sia stato rimosso; occorrono vari giorni per l’esame, e se risulta che parte del tessuto malato non è stato rimosso, a volte il paziente viene sottoposto a una seconda operazione.
Alla base della nuova tecnica c’è l’elettrochirurgia, la quale prevede la sostituzione del bisturi tradizionale con l’elettrobisturi, che impiega la corrente elettrica ad alta frequenza per realizzare il taglio e rimuovere il tessuto. Mentre viene eseguito l’intervento, il tessuto interessato si surriscalda e viene in parte vaporizzato. Inoltre, la corrente elettrica provoca la produzione di molecole caricate elettricamente.
Tessuti diversi presentano profili molecolari diversi e – cosa importante – il profilo molecolare del tessuto canceroso ha un aspetto molto diverso da quello del tessuto sano.
Nella nuova tecnica i ricercatori tedeschi e ungheresi hanno inserito sull’elettrobisturi tradizionale una pompa speciale che aspira le molecole vaporizzate e le invia ad uno spettrometro di massa. Quest’ultimo analizza il profilo molecolare del tessuto tagliato e fornisce i risultati dell’analisi al chirurgo in tempo reale.
Una nuova speranza nella cura dei sarcomi senza l’intervento chirurgico. Si chiama Ipertermia regionale, ed è la tecnica che utilizza un concentrato di energia elettromagnetica per scaldare il tessuto in e intorno al tumore tra i 40° e 43° C. Il calore non solo uccide le cellule tumorali, ma sembra anche far lavorare meglio la chemioterapia, rendendo le cellule tumorali più sensibili. Si migliora anche il flusso di sangue, che consente alla chemioterapia di essere più efficace.
Ricercatori del Klinikum Grosshadern Medical Center presso l’Università di Monaco hanno scoperto che i pazienti trattati con questo metodo terapico ha il 30% in più di probabilità di guarire e sopravvivere al cancro quasi tre anni dopo l’inizio del trattamento.
Lo studio di fase III ha coinvolto 341 pazienti in trattamento presso diversi centri in Europa e negli Stati Uniti, tra luglio 1997 e novembre 2006, per sarcomi dei tessuti molli di stadio avanzato che erano ad alto rischio di recidiva e diffusione.
E’ stato presentato ieri nell’Auditorium del padiglione Rama, all’ospedale dell’Angelo di Mestre nel corso di un Convegno Internazionale, “Biochip Development For Cancer Diagnosis”, il miracoloso strumento che attraverso un semplice esame del sangue prevede se si sviluperanno i tumori.
Si tratta del Biochip ottico un micro dispositivo di mezzo centimetro quadrato che permette attraverso l’analisi di una goccia di sangue, di misurare i diversi marcatori tumorali e fornire una diagnosi accurata e precoce della malattia.
I biochip prodotti nel laboratorio Xeptagen al Vega di Marghera sono già 1.800, trenta i nuovi marcatori individuati (se ne possono inserire fino a 100). “Per ora siamo alla fase pre-applicativa e nell’arco di un anno si può arrivare all’applicazione a largo raggio. Questa metodologia potrebbe essere applicata in futuro negli screening di massa – ha affermato l’assessore alle politiche sanitarie Sandro Sandri – la diagnosi precoce consente una riduzione della mortalità, del tasso di ospedalizzazione e della spesa sanitaria.
I biochip hanno dato risultati significativi nei tumori del fegato e dell’intestino e sono stati oggetto di 80 presentazioni a Congressi internazionali e pubblicati su 20 riviste mediche, ha affermato il dott. Massimo Giron coordinatore del progetto. Il Progetto ha permesso di attivare una banca biologica che conserva oltre 21 mila campioni e i dati clinici di 1300 persone incluse nello studio, e di arrivare a una revisione della letteratura scientifica attraverso l’esame di 19 mila lavori.
Mini sincronizzatori computerizzati in gradi di percepire gli scompensi nel battito cardiaco e di erogare scariche elettriche sui ventricoli per “riaggiustare” il battito e farlo tornare normale. Sono i defibrillatori per la terapia di risincronizzazione cardiaca CRT-D, risultati molto piu’ efficaci per rallentare la progressione dell’insufficienza cardiaca rispetto a quelli, piu’ comuni, cardioverter impiantabili standard (Icd). E’ quanto rilevato dallo studio Madit-Crt, pubblicato dal New England Journal of Medicine e presentati nel corso del congresso della European Society of Cardiology in corso a Barcellona.
Oggi i defibrillatori Crt sono disponibili in tutti i reparti di cardiologia, ma solo l’8% dei pazienti candidati al trattamento ricevono poi l’impianto.
La 3M ™ Littmann ® Electronic ha presentato lo Stetoscopio Modello 3200, una nuova generazione di dispositivi per ascultazione con tecnologia Bluetooth che in modalità wireless permette attraverso un software il trasferimento e l’analisi dei suoni di cuore, polmoni e altri organi.
I software distribuiti con l’acquisto dello stetoscopio sono: Zargis Cardioscan guida il clinico durante l’esame del paziente confrontando i dati con un database. Zargis StethAssist consente ai medici di visualizzare i suoni di cuore, polmoni e altri organi, riprodurre le registrazioni a bassa velocità per ascoltare più chiaramente, e salvare le registrazioni per successivi confronti.
In uno studio pubblicato su Clinical Cardiology del 2008 l’utilizzo del softawre Cardioscan ha permesso una riduzione dei falsi positivi di oltre il 40%.
L’invenzione è stata messa a punto da un team di ricercatori americani del Georgia Institute of Technology di Atlanta, ed è stata presentata oggi al 238° meeting dell’American Chemical Society a Washington. Dopo l’invenzione dei cerotti “medicati” che evitano l’assunzione orale di anti-infiammatori, quello con microaghi potrebbe in futuro alleviare in maniera consistente i disagi causati dalle terapie contro il diabete, rendendole più efficaci e meno dolorose, ma anche dai trattamenti per i disturbi degli occhi, che attualmente richiedono iniezioni molto dolorose.
foto: Gary Meek
“Le sperimentazioni sull’uomo – ha detto il dottor Mark Prausnitz del Georgia Institute of Technology – cominceranno nel 2010 e pensiamo che gli aghi ipodermici, per iniezioni sottocutanee, potranno presto essere sostituiti da questi nuovi sistemi di somministrazione.
Microscopiche particelle magnetiche sono state utilizzate per portare le cellule staminali nei posti in cui e’ stato riscontrato un danno cardiovascolare permettendo loro di riparare il tessuto danneggiato.
I ricercatori hanno contrassegnato con un agente clinico delle cellule staminali endoletiali e le hanno guidate nei siti interessati da lesioni arteriose con un magnete posizionato al di fuori del corpo delle cavie. La nuova tecnica, utilizza un tipo di agente gia’ approvato dalla Food and Drug Administration (Fda) per monitorare le cellule negli esseri umani tramite risonanza magnetica MRI (magnetic resonance imaging).
E ‘possibile che attacchi di cuore o altre lesioni vascolari possano essere trattate mediante regolari iniezioni di cellule staminali magnetizzate. La tecnologia potrebbe essere adattata per localizzare le cellule anche in altri organi e fornire un utile strumento per l’iniezione sistemica di tutti i tipi di terapie cellulari. L’applicazione di questa tecnologia in studi clinici umani entro 3-5 anni. ha affermato Panagiotis Kyrtatos, coordinatore dello studio.
Una donna di New York, operata tre settimane fa al St. Francis’ Arrhythmia and Pacemaker Center, è stata la prima persona al mondo a ricevere un pacemaker in grado di comunicare con un servizio di monitoraggio in modalità wifi, a cui accede quotidianamente il suo medico. Ma c’è di più, perché se il sistema automatico dovesse rilevare qualche anomalia, sarebbe anche in grado di chiamare il medico e di sottoporre l’anomalia riscontrata alla sua attenzione.
Pacemaker-Wifi
L’uso del pacemaker wifi (Accent DR-RF) potrebbe divenire di routine e sostituire i vecchi modelli rivoluzionando il modo di curare e monitorare il cuore; il suo utilizzo potrebbe essere esteso non solo alle aritmie, ma anche ad altre malattie cardiache, usato quindi per il monitoraggio continuo dello stato di salute del cuore del paziente.
Il pacemaker wireless, prodotto dalla St. Jude Medical, ha ricevuto l’approvazione della FDA a luglio.
Un apparecchio messo a punto dai Ricercatori della University of California Berkeley permetterà di fare analisi sul campo anche lontano da strutture ospedaliere. Si tratta di un accessorio da attaccare al telefonino, chiamato ‘CellScope‘, che lo trasforma in un microscopio portatile, capace di visualizzare e poi, eventualmente, inviare come mms o come mail, campioni di sangue o altri tessuti.
La società Toyota in collaborazione con dei ricercatori giapponesi ha sviluppato una sedia a rotelle che si muove con la forza del pensiero, basata sulla tecnologia dell’elettroencefalografia (EEG).
La Brain Machine Interface(BMI) così si chiama l’interfaccia in questione è composta da dei sensori per rilevare le onde cerebrali e da un computer che analizza le informazioni così ottenute e le invia alla sedia a rotelle che applica i comandi. I tempi di risposta dalo comando ricevuto all’esecuzione è di 125 milionesimi di secondo.
L’Azienda Sanitaria di Asolo anticipa di tre anni l’obiettivo della Sanità online, servizi in rete e cartelle digitali per tutti gli assistiti.
Il 70% dei 250.000 assistiti dell’ ASL 8, che raggruppa una trentina di comuni in provincia di Treviso, ha detto si alla cartella clinica digitale. A loro ora basta fare un clic con il mouse del computer per sapere gli esiti degli esami del sangue, per vedere al propria cartella clinica completa di radiografie e di reperti diagnostici oltre che ad avere a disposizione uno specialista.
Il materiale digitalizzato proveniente dagli archivi è a disposizione anche dei medici di Castelfranco Veneto, Montebelluna ed ai medici di famiglia. Con la password gli specialisti autorizzati potranno sapere tutto e subito sulle condizioni di salute dei propri assistiti. Il paziente, nel caso avesse bisogno di cure urgenti, da qualsiasi parte del mondo si trovi, collegandosi ad internet potrà sottoporre la propria storia clinica al medico di turno.
Ricercatori presso l’Università di Washington hanno sviluppato un nuovo materiale ibrido che può essere molto utile nella rigenerazione e riparazione dei nervi. Il materiale unisce i vantaggi del chitosano, una sostanza chimica che si trova nei gusci dei granchi e gamberetti, con il polycaprolactone poliestere biodegradabile usato comunemente per le suture.
Il nuovo materiale ha dimostrato di essere una promessa per la rigenerazione del nervo, ma può anche essere utilizzato nella medicazione delle ferite, negli innesti del cuore, tendini, legamenti, cartilagine, riparazioni del muscolo e di altre applicazioni biomediche, ha detto Zhang uno dei responsabili della ricerca.
I ricercatori dell’ European Molecular Biology Laboratory, Istituto europeo di Bioinformatica (EMBL-EBI) hanno inserito online una nuova banca dati, ”Gene Expression Atlas“, che permette agli scienziati di cercare e confrontare i dati di espressione genica in dettaglio. Osservare come varia l’espressione genica nei diversi tipi di cellule, tessuti è la condizione per capire il funzionamento dei geni e sviluppare nuovi farmaci e terapie.
L’Atlante raccoglie dati provenienti da più di 1000 diversi studi indipendenti, principalmente esperimenti microarray, con più di 30.000 esempi in totale.
L’Agenzia Regionale del Lazio per i trapianti e le patologie connesse ha avviato un progetto di sperimentazione della ‘penna sanitaria‘ nei centri trapianti romani all’ospedale S.Eugenio e al policlinico Umberto I.
L’ing. Carlo Lentini, ideatore e progettista del sistema, spiega che il libretto o fascicolo sanitario digitale, consiste nell’utilizzo di una comune pen-drive, simile a quella che utilizziamo per memorizzare i nostri documenti digitali, che ha oramai sostituito il tradizionale dischetto, ma che possiede in più il riconoscimento dell’impronta digitale per garantire e tutelare l’identità della persona proprietaria dei dati e nello stesso tempo la riservatezza degli stessi in caso di smarrimento o furto.
Sarà possibile memorizzare esami di laboratorio, analisi cliniche, dosaggio dei farmaci prescritti, radiografie, Tac, risonanze mgnetiche e molto altro.
Sul British Medical Journal, un articolo della Prof.ssa Julia Hippisley-Cox (Nottingham, Regno Unito) e coll. propone un algoritmo clinico per il calcolo del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nei 10 anni successivi, partendo da informazioni anamnestiche di comune raccolta, piuttosto che da parametri ematochimici.
I ricercatori hanno utilizzato i dati delle cartelle cliniche elettroniche relative a oltre 2,5 milioni di soggetti seguiti dalla medicina di base (età: 25-79 anni) per identificare i fattori predittivi indipendenti dello sviluppo di diabete, incorporandoli in un algoritmo clinico che è stato testato e validato su una coorte prospettica di oltre un milione di soggetti. Il calcolatore del rischio, denominato QDScore e disponibile online.
L’uso della tecnologia RFID (radio-frequency identification) potrebbe prendere il posto dei grandi stimolatori neurali utilizzati per il trattamento del dolore cronico e di altri disturbi neurologici, arrivando alle dimensioni di un chicco di grano da iniettare.
Il dispositivo MicroTransponder è wireless e non ha le batterie, i parametri di stimolazione sono programmati tramite laptop o PDA ed è possibile adattarli ai singoli pazienti.
La ricerca è ancora in una fase precoce, i ricercatori hanno sviluppato il prototipo del dispositivo, effettuando le prove nei ratti, e confermando l’efficacia della stimolazione dei nervi periferici.
Una nuovo strumento analitico è in grado di rilevare differenze negli odori provenienti dalle cellule sane e da quelle cancerose. La novità di questo “naso elettronico” è della Nasa, l’Ente Spaziale Americano che ha condotto gli esperimenti sullo space shuttle Endeavour. Il sistema è in grado di rilevare contaminanti presenti in una concentrazione compresa tra 1 e 10.000 parti per milione.
”Lo studio pilota – spiega Babak Kateb, primo autore della ricerca e direttore scientifico della Brain Mapping Foundation – ci fornisce le basi per future ricerche che ci aiuteranno a comprendere meglio i meccanismi cellulare, e a disegnare approcci migliori per la rilevazione del tumore cerebrale”
Mayo Clinic e Microsoft hanno annunciato il lancio della Mayo Clinic Health Manager, un’ applicazione online gratuita che fornisce alle persone ed ai medici uno spazio per riporre e ricevere informazioni personalizzate sulla salute. Lo strumento aiuterà le famiglie a gestire al meglio la loro salute, e ad estendere la documentazione sanitaria con l’accesso alle risorse della Mayo Clinic’s.
Nella sua offerta iniziale, Mayo Clinic Health Manager include strumenti e funzionalità che aiuteranno a gestire la salute in età pediatrica, comprese vaccinazioni, asma e gravidanza. Altre funzionalità saranno integrate nel 2009 e aiuteranno gli utenti a gestire il diabete di tipo 2, il colesterolo alto e la pressione arteriosa. Mayo Clinic Health Manager consente agli utenti di memorizzare le copie di documentazione sanitaria, caricare informazioni da casa sulla propria salute, condividere le informazioni, i prodotti e l’accesso per contribuire a migliorare la propria salute.
Gli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che hanno realizzato un nuovo dispositivo che può essere indossato come un braccialetto e aiuterà le persone più a rischio a prevenire infarti e altre complicazioni cardiovascolari.
Il sistema riesce a monitorare costantemente, 24 ore su 24, la pressione arteriosa. Un display dotato di sensori, con le stesse caratteristiche dei monitor medici ma meno ingombrante, viene allacciato al polso e permette a chi lo indossa di avere sott’occhio i propri parametri in ogni istante. I dati raccolti possono anche essere inviati via wireless o attraverso onde radio ad altri apparecchi a disposizione del medico.
“I ricercatori del MIT di Boston diretti da Angela Belcher, hanno messo a punto una batteria biologica creata utilizzando un virus opportunamente modificato”. I virus non sono più solo una minaccia per la nostra salute: sono diventati nuovi alleati nella produzione di bio-batterie.
Il virus batteriofago M13 è stato modificato geneticamente e in sostanza trasformato in un piccolo elettrodo che, interagendo con nanotubi di carbonio, dà luogo a un materiale ad alta conduttività. In sostanza le particelle di rivestimento del virus crescono su un substrato polimerico e formano i poli della batteria che è ecologica e low cost.
La batteria, il cui prototipo ha le dimensioni di una moneta e la capacità pari alle batterie al litio oggi sul mercato.
Sta per avere effetto la legge che mette al bando i termometri al mercurio. Cautela per chi vuol conservarlo, nuova tecnologia e maggiore precisione per quelli nuovi.
Lo stabilisce il Decreto Ministeriale 30 Luglio 2008, recante il “Recepimento della direttiva 2007/51/CE, che modifica la direttiva 76/769/CEE per quanto riguarda le restrizioni alla commercializzazione di alcune apparecchiature di misura contenenti mercurio”.
Il mercurio è dannoso, questo è noto da tempo, specie per la catena alimentare: con i vecchi termometri, se ingerito per sbaglio quando il termometro si rompeva ad esempio poteva dare gravi problemi. I paesi dell’ Ue hanno deciso di fermarne l’uso.
Il presidente della Regione del Veneto, Giancarlo Galan, ha inaugurato la nuova centrale di sterilizzazione dell’Azienda Ospedaliera, dell’Azienda sanitaria 16 e dell’Istituto oncologico veneto. Garantirà il servizio anche per le Uls di Rovigo e Chioggia. Il polo integrato padovano servirà per 14 blocchi operatori, per 330 ore giornaliere di sala operatoria, per 45 sale operatorie, per 58 sedute operatorie quotidiane, per 450 medici e infermieri.
«La sanità veneta – ha spiegato il presidente – è fatta di sfide audaci, di successi importanti, di impegno faticoso. La scommessa della qualità l’abbiamo vinta. Siamo orgogliosi anche perché i risultati ci sono stati riconosciuti a livello nazionale ed europeo». «Ai direttori generali – ha concluso Galan – ho chiesto di limare i costi inutili, ma di non tagliare mai i servizi: ciò vuol dire fare economia di scala e fare buona integrazione tra pubblico e privato».